
Ricevo a Saluzzo e Cavour adulti e coppie che si trovano alle prese con ansia, stress, pensieri ricorrenti, blocchi emotivi o relazioni difficili. In terapia lavoriamo per capire cosa mantiene il problema e costruire risposte più efficaci nella vita quotidiana.

Spesso chi chiede aiuto non parte da zero. Ha già riflettuto molto, ha già cercato di capire, ha già tentato di gestire da solo ciò che stava vivendo. Il punto è che alcuni meccanismi non si sciolgono con la buona volontà: continuano a riproporsi, anche quando si sa perfettamente che fanno male.
In terapia non si tratta solo di parlare del problema, ma di capire come continua a mantenersi nel presente. La psicoterapia cognitiva aiuta a riconoscere schemi, significati e comportamenti che si ripetono; l’EMDR permette di lavorare sulle esperienze che restano ancora attive. L’obiettivo è rendere il problema meno automatico, più comprensibile e più trattabile.
Chiedere aiuto non significa cedere. Significa iniziare a lavorare su ciò che, da soli, continua a non cambiare.
Il lavoro terapeutico non parte dall’idea che qualcosa in te “non funzioni”. Parte da ciò che sta chiedendo attenzione: un sintomo, una fatica, un blocco, una relazione, una parte della vita che vorresti tornare ad abitare con più presenza.
A volte il disagio ha un nome preciso: ansia, attacchi di panico, insonnia, pensieri intrusivi che non lasciano tregua, tensioni che il corpo continua a portare.
In altri momenti non c’è un sintomo solo, ma una sensazione più generale: si evitano situazioni, si rimandano decisioni, le relazioni pesano di più e ciò che prima dava respiro si è fatto lontano.
In terapia questi segnali vengono ascoltati senza ridurli subito a un’etichetta. L’obiettivo è osservare come si presentano nella tua vita concreta: quando compaiono, cosa li alimenta e che cosa ti stanno togliendo.
Non tutte le difficoltà richiedono lo stesso tipo di lavoro. Il primo orientamento serve a capire quale area della tua esperienza ha bisogno di più attenzione: la vita personale, la relazione di coppia, il corpo, la memoria o ciò che continua a riattivarsi nel presente.

Per chi convive da tempo con qualcosa che non si risolve da sé: ansia che limita, pensieri che non si fermano, insonnia, umore basso, blocchi nelle scelte o la sensazione di non riconoscersi più come prima.
Il lavoro aiuta a dare forma a ciò che pesa, riconoscere ciò che continua a ripetersi e recuperare più spazio nella vita quotidiana.
Non si tratta di diventare diversi, ma di capire cosa continua a togliere libertà nel modo di vivere, scegliere e stare nelle relazioni.

Per coppie che non vogliono solo “litigare meno”, ma capire che cosa è successo al loro modo di stare insieme. A volte il problema non è l’amore che manca, ma il fatto che il dialogo è diventato difesa, il silenzio è diventato distanza e ogni tentativo di avvicinarsi sembra arrivare nel modo sbagliato.
Il lavoro di coppia serve a creare uno spazio in cui nessuno debba vincere e nessuno debba sparire. Uno spazio in cui tornare a vedere cosa c’è sotto il conflitto: bisogno di essere ascoltati, paura di non contare, fatica, delusione, desiderio di ritrovarsi senza ricominciare sempre da capo.


Ci sono esperienze che non restano solo nella memoria. Restano nel modo in cui il corpo si prepara, si contrae, si difende, si spegne o si mette in allarme. Può accadere dopo traumi, eventi stressanti, relazioni difficili, momenti di paura, vergogna, perdita di controllo o solitudine emotiva.
In questi casi, EMDR e Psicoterapia Sensomotoria aiutano a lavorare su ciò che è rimasto sospeso tra ricordi, emozioni e risposte corporee. Non si tratta di rivivere tutto, né di spingere oltre il limite.
Quando qualcosa continua a pesare, è normale avere dubbi prima di fare il primo passo: non sapere cosa dire, chiedersi se sia il momento giusto, temere di non spiegarsi bene o di non avere un problema abbastanza chiaro.
Non serve arrivare con tutto già ordinato. A volte si può cominciare proprio da una domanda.
Non serve avere una certezza piena. Può essere sufficiente accorgersi che qualcosa continua a ripetersi: pensieri che tornano, reazioni che non riesci a modificare, sintomi che limitano la giornata o situazioni che da solo non stai riuscendo a sbloccare.
Non si parte da una diagnosi già pronta. Si parte da ciò che oggi chiede attenzione.
È una situazione molto comune. Spesso chi chiede aiuto ha già pensato molto, ha già cercato spiegazioni e ha già provato a gestire da solo ciò che vive.
Il punto è che capire, a volte, non basta. Alcuni meccanismi continuano ad attivarsi nel presente anche quando li riconosci. Il lavoro serve a osservarli mentre accadono e a costruire modi diversi di rispondere.
Si parte da ciò che in questo momento è più difficile da gestire. Può essere un sintomo, una relazione, un blocco, un periodo di ansia, insonnia, stanchezza o una sensazione più generale di fatica.
Non serve raccontare tutto subito. Il primo lavoro è mettere ordine, capire cosa si sta mantenendo nel presente e valutare insieme da dove ha senso cominciare.
Non è necessario forzarsi. Alcune esperienze richiedono tempo prima di poter essere raccontate con chiarezza.
Si può partire da ciò che è più accessibile: una situazione concreta, una sensazione nel corpo, una difficoltà nella coppia, un pensiero ricorrente o anche solo qualcosa che si riesce a dire in parte.
Il percorso deve rispettare tempi, risorse e limiti della persona.
Puoi chiamarmi o scrivermi su WhatsApp. Non serve spiegare tutto nel primo messaggio: basta indicare che vorresti fissare un colloquio o capire se questo può essere il momento giusto per iniziare.
Il primo contatto non ti obbliga a decidere tutto. Serve solo ad aprire uno spazio da cui partire con calma.
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Scopri gli articoli 8 articoliRicevo come psicologo e psicoterapeuta a Saluzzo e Cavour, su appuntamento. Se vuoi, il primo passo è semplicemente una telefonata o un messaggio.